dal latino ambi, entrambi, e valentia, forza, capacità. Con il senso di ciò che si presenta con due aspetti diversi, non necessariamente ma spesso in opposizione
Se sto in mezzo agli altri, sono consumato dal dolore – sono ferito dalla loro circospezione ma anche dalla loro affabilità. Se mi trovo insieme ad alcune coppie mi distrugge la loro piccola felicità, la gentilezza di passarsi una posata, del pane – solo per il fatto di essere qui, loro sono vivi. È vero, forse la compagnia d’altri mi salva dall’impazzimento, il loro cicaleccio in qualche modo mi conforta, se riesco a tenerlo sullo sfondo – come un notiziario radio che ascolto distrattamente. Ma non vedo l’ora di andarmene, di stare da solo. Poi, però, la solitudine acuisce il senso della mia angoscia, ma preferisco maneggiare questa infelicità. Posso darle libero sfogo, mentre con gli altri devo trattenermi: ogni mia parola suona come autocommiserazione – che è proprio il sentimento da cui voglio stare il più lontano possibile. Tutti credono che io abbia enormi riserve di energia e una grande capacità di recupero, ci contano: sono una persona forte – è certo che ce la farò. Ma io non sono più “normale”, non sono più “sano”: sono una persona ferita a morte. Faccio una sforzo tremendo per sembrare normale, o perché tutto mi sembri sotto controllo. Il più delle volte, mi domando perché.