Dal mio punto di vista è con l’unicità che ha inizio la possibilità della bellezza. L’essere vivente non è più un automa tra altri automi, né un mero volto in mezzo ad altri volti. L’unicità trasforma ogni essere in presenza che, proprio come un albero o un fiore, non smette mai di tendere, attraverso il tempo, verso la pienezza della propria fioritura, che è la definizione stessa della bellezza.
Tutto ciò che sa di bellezza mi è insopportabile. Un fiore, la primavera che riempie la terra di colore, una giornata di sole, un’opera d’arte, un sorriso gratis, la felicità di una persona sono come un affronto alla disperazione che mi attraversa. Una provocazione, uno scossone al mio instabile equilibrio. Ogni piccola cosa mi fa precipitare. Come si permette la natura di manifestare tanta bellezza quando ha permesso la sua morte?