Disagio

Ci sono parole che non si vogliono pronunciare, che le persone non vogliono ascoltare. E così diciamo “è andato in cielo”, “ci ha lasciati”, “quando lo hai perso?”, “è andato a miglior vita”, “si è addormentato”, “è stato stroncato da”, “è mancata”, “si è spento” perché abbiamo paura di dire “è morto”. Oppure diciamo “il trapasso”, “la fine”, “l’infausto evento” per evitare di dire “morte”. Eufemismi per nascondersi, per proteggersi, per rendere la realtà meno brutale? Formule di cortesia? No, per me sono solo atti di vigliaccheria. Di paura. Di maquillage.