Adesso stavano arrivando le loro lettere. Dicevano tutte (ed era vero) che di fronte a un fatto del genere non è possibile dire nulla. E quella monotonia non ci stancava. Ci piaceva il ripetersi di quelle frasi identiche. Desideravamo che tutti alzassero le mani di fronte al nostro sconforto. In un certo senso provavamo quasi riconoscenza verso chi, con la sua goffaggine, ci dava occasione per arrabbiarci. Esempio: “Quanto deve aver sofferto!” (Grazie per avercelo ricordato…). Oppure: “Com’è stata infelice la sua breve esistenza!” (E tu che ne sai? Certamente meno opaca della tua lunga vita inutile…). E anche: ”Però la vita continua!” (Una sola domanda: per chi?).
È terribilmente irritante sentirsi dire: