Insofferenza

A tutto, e al contrario di tutto, sono insofferente. Tutto mi infastidisce:

la luce troppo forte e il buio totale,

il trattamento “come se nulla fosse” e il trattamento con i guanti, con un mix di pietà e compassione riservati a chi non è più in grado di fare nulla

chi menziona il nome del mio amore così come chi non lo menziona più,

chi dimentica la mia perdita così come chi me la rammenta a pié sospinto,

il rumore e la confusione,

il ridere altrui così come chi fa tragedie per le piccole cose,

la primavera con tutto il suo eccesso di esuberanza e vitalità

chi mi dà consigli e chi abbassa lo sguardo, evitandomi.

Ho costruito col tempo una corazza contro le parole insensibili degli altri, contro la loro sordità. Spesso parlano e non sanno quanto alcune parole possano ferire. Non lo sanno e neppure lo sospettano.

Mi infastidiscono sempre la banalità e la superficialità di tanti gesti e, soprattutto, chi non apprezza quello che ha e che io, invece, ho perso.