Fare

Fare, fare, uscire, andare, fare, un impegno, un altro, una commissione, fare, fare, fare, un appuntamento e subito dopo un altro, senza sosta fare, in una inesauribile urgenza. Mi esaurisco in un fare inarrestabile, in un impegno che si tramuta in un altro pur di non fermarmi e pensare. Pur di non fare i conti con la sua morte. Pur di non guardare in faccia la realtà. In quei pochi momenti in cui permetto alla verità di salire a galla so che sto cercando di soffocare il dolore, di negare la mia sofferenza, di annullare la tragica consapevolezza della sua morte. Ma sono pochi quei momenti e troppo penosi. Così continuo a preferire l’inondazione di impegni, l’impegno tranquillizzante del fare, lo stordimento del fare, fare, e ancora fare.