[…] ci sono delle ferite, ci sono dei cocci che rimangono della vita: il più fastidioso di tutti è la dittatura del passato. Si può andare avanti, io sono andata avanti, mi sono sposata, ho avuto tre figli […] eppure una parte di me è ferma tra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978, e per quanto io possa andare avanti, in qualsiasi momento un pensiero, un profumo, una parola che viene detta – non parliamo poi delle immagini della televisione – ti riporta lì e tu sei lì prigioniero e da lì non puoi uscire e questo tuo vivere nel passato fa sì che tu sia isolato, che tu ti senta isolato che tu pensi di essere isolato e hai dentro un urlo che non riesce a uscire, che non può uscire, non può trovare la parole, tu sei convinto che nessuno potrà ascoltarti, nessuno potrà capirti e non ti accorgi che magari c’è qualcuno vicino a te che ti può aiutare.