Ciò che provo alla morte di chiunque, e in forma più intensa e incomprimibile alla morte di un amico o di una persona cara […] è proprio che la morte dell’altro, soprattutto se lo si ama, non è l’annuncio di un’assenza, di una sparizione, di questa o di quella, cioè della possibilità di un mondo (sempre unico) di apparire a un vivo. La morte dichiara ogni volta la fine del mondo nella sua totalità, la fine di tutto il mondo possibile, ed ogni volta la fine del mondo come totalità unica e quindi insostituibile e quindi infinita.