Perdere

Composto tardo dal latino, formato da per, con il senso di “contro”, in senso negativo e dare, dare. Da cui “mandare a male”, “dissipare”, “distruggere” e di conseguenza “restar privo” di qualcosa che prima si possedeva. Come “perdere”, anche “tradire” è formato col verbo dare (consegnare) e trans per indicare trasmissione, “al di là”, “oltre”.

Non riesco a pensare ad altro da quando David è morto e ho iniziato ad avere paura che anche gli altri moriranno, e quando vado a trovare mia madre e la sento tossire penso che sarà l’ultima volta che la vedo, e quando Daisy [il cane – NdR] non riesce a saltare sul divano penso che Anna, la veterinaria, è praticamente già dietro la porta con le sue fiale dell’addio.

Non dico mai mio figlio è morto, dico: l’ho perso. È come quando non si trova un oggetto e ci si continua ad arrovellare, dove l’ho messo, dove può essere caduto, e si cerca guardando e riguardando in casa, nei cassetti, nelle tasche, si rovista nella spazzatura, forse in autobus ed è stato ritrovato e consegnato all’ufficio oggetti smarriti, vivendo l’illusione di un respiro e di un “ahh, ecco dove stava, dove l’avevo messo”, l’illusione della reversibilità, del ritorno.