Forse, pensò Krishan […], era per questo che Rani sembrava passare così tanto del suo tempo a Colombo persa nei suoi pensieri, non perché fosse triste o depressa ma perché era impegnata a costruire nella sua mente un posto nel quale essere di nuovo insieme ai figli che aveva perso, un posto che poteva occupare come alternativa al mondo che bombardava ogni giorno e ogni notte i suoi sensi con il suo vuoto.
A: Sotto un albero, è il posto del mio dolore. Lì lo deposito.
B: Sono stato fortunato a trovare un buon terapeuta che mi ascolta. Per me, quell’ora alla settimana, è il posto dove posso mettere la mia sofferenza e cercare la speranza.
C: Il posto è stato il mio diario, quello che ho iniziato a scrivere subito dopo la sua morte: è lì che deposito il mio fardello.
D: Nelle braccia di chi mi accoglie e nelle orecchie di chi mi vuole ascoltare, giorno dopo giorno, anche quando ripeto le stesse cose: quello è il mio posto.
E: È stato bello trovare in internet un posto in cui scrivere la mia fatica, la mia sofferenza. Dove incontrarmi con altri dolori e sentirmi parte di un coro universale, non una voce solitaria che piange nel deserto.