Proteggersi

Quello che amavo nella vita di prima: leggere, ascoltare la musica, osservare la natura, oggi lo tengo a distanza. Preferisco uno spettacolo ipnotico in televisione, il silenzio della casa, una triste periferia di città piuttosto che confrontarmi con quello che amavo allora, nel tempo del “prima”, nel tempo del “con”. Mi proteggo così dall’assalto del dolore, tenendomi lontana dalle cose che mi fanno male, dalle domande cui non voglio rispondere, dalle parole altrui che non voglio sentire. Non è facile evitare ogni occasione, riuscire a difendersi in ogni circostanza. A volte sono colta di sorpresa: la conversazione di un bimbo con la nonna in autobus, la domanda inopportuna ma benevola di un impiegato in un ufficio. La felicità altrui. A volte è il mio corpo, più saggio, in qualche modo, di me, che mi protegge: la voce si smorza, le energie si appisolano. Mi ritrovo nel silenzio, come in una tana, e so che, per ora, di questo ho bisogno. Poi, forse, un giorno, l’aria di fuori mi solleticherà.