Sta facendo il vuoto intorno a lei. Dice di essere sola, ma se la vado a trovare, o se passa lei da me, è chiaro che dopo cinque o dieci minuti non ne può più. Se le porto qualcosa di cucinato non mi dice neanche grazie. Se le propongo di andare insieme a fare una passeggiata, mi risponde come se le avessi proposto di partire per le Canarie. Qualsiasi mia proposta è rigettata. È difficile sopportarla ma le voglio bene da troppi anni per restituirle la brutalità delle sue reazioni. E, d’altra parte, capisco che nulla la può consolare, nulla le può restituire quello che le è stato strappato. Mi pare in preda a una sorta di febbre da risarcimento, come se gli altri – per essere stati esentati dal caso – dovessero pagare una tassa. Davanti a questo stato d’animo, alla rabbia, all’invidia che la abitano, certo le mie timide, misere offerte sono respinte al mittente.