[…]
Almeno
la lingua
è rimasta, almeno quella è ancora un po’
libera, permessa . . . è saggia
la lingua, vero, impiegatuccio ? Piena
di segreti, allusioni
ed enigmi. Ecco, prendi la la parola
padre
“quando
volevo
essere
suo padre”
[…]
Mi ripugna questa espressione “perdere qualcuno”, come se il verbo mi implicasse, mi coinvolgesse, volesse indicare una mia responsabilità nella sua morte. Io non l’ho perso. Io non l’ho dimenticato da qualche parte. Non l’ho lasciato indietro senza neppure accorgermene. Non è stato lui ad andarsene, non l’ho lasciato andare io. La malattia se l’è divorato, se l’è preso. È morto. Punto. Odio il fatto che “perdere” sia un verbo attivo.