Tempi Verbali

Si accumulano i messaggi, e io li guardo come se avessi la vista annebbiata. “Per la perdita di suo padre”, dice qualcuno. Quale padre, di chi?

Mia sorella me ne inoltra uno di un suo amico; dice che mio padre era una persona umile nonostante tutti i suoi successi. Mi tremano le dita, e spingo via il telefono. Mio padre non era. È.

C’è stato un tempo in cui dicevo “M. è, M. fa, M. dice, M. ci tiene, M. lo sa fare” anche se avrei dovuto usare l’imperfetto perché M. non c’era ormai più. Proprio mi rifiutavo, anche inconsapevolmente, di usare quel tempo perché M. mi pareva ancora così tanto presente. C’è stato anche un tempo in cui pensavo e parlavo solo all’imperfetto: il passato era il mio unico presente. Il mio sguardo era sempre rivolto all’indietro, al tempo di quando eravamo ancora insieme. È da poco che mi rendo conto di usare anche il futuro, di aver reintegrato questo tempo – e quindi questo pensiero, la possibilità di questo nuovo sguardo – nel mio vocabolario.