Automatico

E i giorni? L’energia che mi era rimasta era appena sufficiente a descrivermi come – dammi la forza – un sonnambulo. Non ero altro che uno zombie, un morto vivente. Mi sforzavo di lavorare; andavo a lavorare. A cosa pensavo? tutto accadeva a chilometri di distanza, dietro a uno schermo imbrattato, oltre una densa schiuma. Guadavo un fiume di colla.

Era all’opera una sorta di memoria muscolare, se mi perdonerai due nozioni scorrette – che il cervello sia un muscolo e che esista una memoria muscolare. Non me lo perdoni? Bah! Comunque, alcune cose le facevo. Lavorare, eccetera. Veniva considerata un’impresa non da poco. Ero molto ammirato per il mio coraggio. Chiamalo pilota automatico allora, sono troppo stanco perché me ne importi.