Stavo per uscire, quando suonò il telefono. Risposi. Di fretta, le chiavi di casa già in mano. – Pronto? – Una pausa. Mia madre. Le bastò una frase, questa: – Hanno chiamato dal St Thomas’ Hospital, – e io capii. Che mio padre era morto. Lo capii perché dopo la pausa disse quella frase, e la disse con una voce che non le avevo mai sentito. Morto. Mi ritrovai per terra. Mi avevano ceduto le gambe ed ero seduta sulla moquette, il telefono schiacciato contro l’orecchio destro, ero lì che ascoltavo mia madre e fissavo il ciuffo di lichene sulla mensola, così impossibilmente leggero, un groviglio evanescente di ramificazioni dure e grigie dalle punte polverose e affilate, separate da calmi spazi d’aria, mentre mia mamma diceva che in ospedale non c’era stato niente da fare, il cuore, credo, niente da fare, non c’è bisogno che vieni stasera, non ti precipitare, è un viaggio lungo e ormai è tardi, cosa ti metti in macchina adesso, non c’è nessun bisogno, e naturalmente erano frasi prive di senso; né io né lei sapevamo che cosa potevamo o dovevamo fare, o che diavolo era successo, e sapevamo solo, e con noi mio fratello, che stavamo ancora tutti aggrappati a un mondo che non c’era già più.