dal francese condoléance, il dolersi insieme, con gli altri, nel senso di: partecipazione al dolore altrui, specie in occasione di un lutto
In quei giorni, a partire dal suo funerale, mi sono sentita ripetere decine di volte la parola condoglianze. Condoglianze detto e condoglianze scritto. Una mano e condoglianze. Condoglianze. Vivissime condoglianze. Sentite, sincere condoglianze. Un abbraccio e condoglianze. Condoglianze, con la mano che stringe più forte, nel tentativo di dare più senso a quella parola. Lo sguardo nei miei occhi e quella parola sulle loro labbra. Una mano sulla spalla e condoglianze. Condoglianze, condoglianze, condoglianze. Una sorta di mantra, di parola passepartout, quando è difficile dire altro. Lo capisco, là sulla soglia della chiesa, là sulla porta di casa, là davanti al negozio, che puoi dire di più? Deve essere difficile, per gli altri, dire qualcosa di sentito, autentico, significativo. Nella mia disperazione, mi era sembrata una parola insensata, una sorta di parola d’ordine sussurrata come se fossimo tutti sulla stessa barca, proprio quando mi sentivo invece precipitare in un altro mondo.