Difese

Quelle esili barriere nei confronti della morte si sviluppavano su due linee: la prima consisteva nel presentarcela come un male inevitabile; nel ricordarci che né la bellezza, né la giovinezza, né l’amore sfuggono alla putrefazione […]: verità propinateci per indurci alla rassegnazione; ma esse giustificano soprattutto la disperazione.

La seconda linea di argomenti è in contraddizione con la prima, ma i nostri filosofi non vanno molto per il sottile: non si tratta più di rassegnarsi alla morte, ma di negarla. Solo l’anima conta; e veniva posta con arroganza, come un dato di fatto, l’immortalità di questa entità vaga, che non abbiamo mai vista operare senza il suo corpo, prima ancora di darsi la pena di provarcene l’esistenza. Non ne ero affatto certo: svaniti il sorriso, lo sguardo, la voce, le realtà imponderabili, perché non l’anima? Essa non mi pareva necessariamente più immateriale del calore del corpo.