L’unico posto al quale la Torah fa esplicito riferimento è un luogo denominato sheol dove scendono i defunti. È un territorio o un mondo sotterraneo? Il testo non lo dice. Ma l’etimologia del termine è eloquente. Sheol deriva da una radice che significa letteralmente “domanda”. Potremmo dunque dire così: dopo la morte, ognuno di noi cade nella domanda e lascia gli altri senza risposta. Caviamocela così.
Mi assillano delle domande ineludibili e assurde, senza possibile risposta:
perché?
perché a lui, a me, a noi?
dov’è? dove lo trovo? dove sta? dove lo sento?
mio? in che misura è ancora mio, ora che l’ho “perso”?
perso?
come?
come rivederlo?
quando saremo di nuovo insieme?
Quando?