Nell’immaginario collettivo c’è una sorta di stereotipata contabilità del lutto: due anni per un genitore, quattro anni per un partner e così via. Siccome i miei genitori erano morti a distanza di pochi mesi qualcuno mi disse che avrei sofferto molto per quattro anni (due più due), poi “mi sarebbe passato”.
Non bisogna credere a questi slogan insulsi: ognuno di noi è diverso, ognuno ha la sua storia, la sua personalità, la qualità dei suoi legàmi. Non c’è una “durata”, uguale per tutti, così come non c’è una “scadenza”. Ognuno ha i suoi tempi per fare i conti con la perdita.