Estraneità

Come se fossi sradicata, senza gambe, senza appartenenza, fluttuo nel vuoto, sospesa, estratta ed estranea. Estranea sono a me stessa (quasi non mi riconosco), e estranei sento gli amici di prima, quelli che volgono via lo sguardo da me, o che mi riempiono di domande, o di consigli. Sento che mi osservano, che si fanno domande, che mi guardano come se non fossi più quella di “un tempo”: irriconoscibile anche a loro nella mia nuova modalità. Solo con quelli che, come me, vivono in questa condizione fluttuante, non ancora altrove ma non più dove erano, mi sento a posto, non un’aliena. Tra quelli che hanno conosciuto un grande dolore mi ritrovo.