La sensazione che più mi colpisce, frequentando il gruppo di mutuo aiuto, è la con-fusione delle diverse voci. La con-fusione, non il caos, non l’indistinto vociare. È come la tessitura di una partitura musicale, come le voci di un coro: ogni strumento ha la sua individualità che sa interagire con le voci degli altri a creare – pur nella diversità – un insieme armonico.
Anche in ognuno di noi c’è con-fusione: di ruoli, di parti giocate nella vita. Siamo figlie, ma spesso anche madri, e sorelle e mogli e amiche. Lo specchio che ci riflette non è piatto, liscio, ma sfaccettato. E così, la voce della giovanissima G. – che da poco ha perso la madre – mi è sembrata non solo simile alla mia, di donna vedova, ma ha sollevato anche altre eco. Mi sono sentita madre nei suoi confronti e ho cercato di ascoltarla come avrebbe fatto sua madre. Pensando a lei come figlia, è risuonata poi in me un’altra corda: come sarà per mia figlia quando morirò ? Ecco, dunque, che partecipo al gruppo nelle dimensioni del passato, del presente e del futuro. E l’eco che tutte queste dimensioni parallele presentano è possente.