Questo ritornello me lo devo togliere dalla testa. Ma dove l’ho imparato? C’è poco che sia meno credibile di “a tutto c’è riparo”. Al brutto voto a scuola ne può seguire uno buono, “se ti applichi”. Ad un oggetto rotto se ne può sostituire uno nuovo, se si rompe, se lo perdi. O una riparazione ce lo può restituire quasi come era prima, forse più caro. Una operazione chirurgica che toglie e taglia, aggiusta e ricuce, ripara. Ad un amore tradito, fallito, ne può succedere uno nuovo, “se ti va bene”. Ma – il ritornello prosegue, quasi sottovoce – “salvo che alla morte”: alla tua morte, alla tua assenza come posso riparare? Non c’è riparazione possibile a questo vuoto.