Il moto naturale è quello di alzarsi, di andare avanti. Ma io no, io non posso. C’è un macigno che impedisce ogni mio movimento. Mi sovrasta. Mi imprigiona nell’immobilità e nella disperazione È ovunque, sopra, intorno, dentro di me. È in mezzo allo stomaco, è fatto di tristezza, di ricordi, di rammarico, di disperazione.
È imponente, ostile. Ruvido, inafferrabile. Nero. Giorno per giorno, lo affronto. Lo attacco. Scalpello, limo, martello. Pian piano lo erodo, lo riduco. Stacco delle schegge. Spero di ridurne la mole, di renderlo – forse, un giorno – più leggero. È un compito improbo: guardo dritto davanti a me e non alla massa che mi opprime. Giorno dopo giorno, penso, ce la farò. Un passo alla volta. Ce la sto mettendo tutta anche se la paura mi attanaglia davanti a un compito così immenso.