Negazione

[…] mi chiedo perché voler sottrarre a qualcuno tale momento di negazione, voler distruggere quella “zona cuscinetto” al cui interno potrebbe essere svolto un lavoro lento e importante. Togliere a una persona la negazione significa sottrarle la dignità. La negazione è un meccanismo di sopravvivenza quando ormai ne rimangono pochissimi. […] Può tuttavia diventare un problema se non riusciamo ad andare oltre, o quando viene usata come anestetizzante permanente.

Non esiste forse una manifestazione più chiara del dolore se non, appunto, la paralisi dei sensi. Quando la sofferenza è semplicemente troppa e ha un’intensità superiore alla portata del nostro circuito elettrico, noi spegniamo tutto anziché andare in cortocircuito. Implodiamo anziché esplodere.