Ho finalmente capito perché la gente si fa tatuare, in ricordo di persone perdute. Per il bisogno di proclamare non solo la perdita, ma anche l’amore, la continuità. Io sono figlia di mio padre. Un atto di resistenza e di rifiuto; il dolore ti dice che è finita mentre il cuore ti dice che non è vero; il dolore cerca di rattrappire il tuo amore al passato, mentre il cuore lo declama al presente.
Mamma aveva amato moltissimo insegnare a scuola, “è il lavoro più bello del mondo” mi diceva sempre. Io non l’ho seguita su quella strada. Ma adesso sostengo una onlus in Mozambico che si occupa della formazione degli insegnanti. Dopo molti anni che era morta ho sentito che volevo trasformare la sofferenza che avevo attraversato in un impegno verso gli altri, in qualcosa che si allargasse dal dolore mio a quello del mondo. Che portasse avanti la vita di mia madre e le sue scelte, i suoi valori. Che mi restituisse un senso di continuità. Che mi permettesse di portare avanti nel mondo la sua presenza, di seminare l’”eredità” che lei mi aveva lasciato.