La tristezza, lo scoraggiamento, l’avvilimento e ogni altro stato d’animo che incrina l’idea di felicità a cui l’uomo contemporaneo sente di aver pieno diritto, diventano così ostacoli da rimuovere attraverso il ricorso all’analgesia chimica dello psicofarmaco. Il lutto stesso rischia di essere medicalizzato in tal senso; il dolore che necessariamente si accompagna alla perdita diviene, in questa prospettiva che non è capace di elaborazione simbolica, un cancro da asportare. Questo spiega l’appello sempre più frequente rivolto allo psichiatra da parte di persone che si trovano a vivere il periodo seguente a un evento di perdita e che chiedono di essere sollevate da un dolore che non sanno come affrontare e superare.