La vedo struggersi, ogni giorno, per quello che aveva prima e che non è più recuperabile. Da un momento all’altro il suo mondo è esploso e non ne rimangono che memorie. È fragile, spersa, disorientata. Incapace di chiedere aiuto. Provo una gran pena per lei: mi dispiace vederla così disarmata, così attonita davanti alla sua perdita. La vado a trovare, cerco di esserle vicino ma lei mi dice “non voglio farti pena” come se si vergognasse, come se le pesasse il fatto che altri possano essere addolorati per lei. Come se l’attenzione degli altri fosse per lei un’umiliazione, un affronto.