Dopo il grande dolore, viene un sentimento compìto –
i nervi siedono cerimoniosi, come tombe –
il cuore rigido si interroga se fu lui che soffrì,
e fu ieri, o quanti secoli fa?
I piedi, meccanici, vanno in giro –
di terra, o aria, o altro –
una via di legno –
divenuti incuranti,
un appagamento di quarzo, come una pietra –
Questa è l’ora di piombo –
ricordata, se si sopravvive,
come un congelato ricorda la neve –
prima il freddo – poi lo stupore – poi il lasciarsi andare –
Sono andata a trovare una signora anziana. Abitava un tempo vicino a me e siamo sempre state amiche. Ormai più di trent’anni fa, ha perso prima la mamma, poi il marito e poi Renzo, il figlio maggiore. Da qualche anno vive in una casa di riposo. Non avevo avuto prima il coraggio di rivederla, avevo paura che mi chiedesse di mia figlia. Non mi ha riconosciuta e crede di essere ancora a casa. Abbiamo parlato di quello che faceva, di orto, galline, conigli. Le ho chiesto dei figli e mi ha risposto che la vanno a trovare “tutti, anche Renzo, ma solo di notte perché in Comune dicono che è morto”.