La morte sottrae all’uomo il suo corpo. In vita, uomo e corpo sono sinonimi; in morte, c’è un uomo e c’è il suo corpo. Diciamo “Questo è il corpo di X”, come se quel corpo, che un tempo è stato l’uomo stesso (non qualche cosa che lo rappresentava o gli apparteneva, ma propriamente l’uomo di nome X), di colpo non avesse alcun rilievo. Quando un uomo entra in una stanza e gli stringiamo la mano, non abbiamo l’impressione di stringerla alla mano stessa o al corpo, ma a lui. La morte modifica questa condizione. Questo è il corpo di X, non X. La sintassi cambia completamente: ora parliamo di due cose invece che di una, postulando che l’uomo continui a esistere, ma solo come idea, come insieme di immagini e memorie nella mente di altri uomini. Quanto al corpo, non è che carne e ossa, un ammasso di pura materia.