[…] cadde una granata senza molto rumore. Il cavallo per primo, senza domandare se fosse bene o male mostrar paura, soffiò, s’impennò, per poco non buttò a terra il maggiore, e fece uno scarto. La paura del cavallo si propagò agli uomini.
– A terra! – gridò la voce dell’aiutante maggiore, che si stese al suolo. Il principe Andrèj stava in piedi, indeciso. La granata, come una trottola fumante, girava tra lui e l’aiutante disteso, sul limite tra il campo e il prato, presso un cespo di assenzio.
“Possibile che sia la morte?” pensava il principe Andrèj, guardando con uno sguardo assolutamente nuovo e invidioso l’erba, l’assenzio e il filo di fumo nero uscente dalla palla nera che girava ancora. “Io non posso, non voglio morire, amo la vita, amo quest’erba, la terra, l’aria…”. Pensava queste cose e nello stesso tempo si ricordò che era guardato.