Che cosa c’è in un nome? Tutti ce lo chiediamo quando da bambini ricopiamo il nome che ci dicono essere il nostro e cerchiamo di indovinare quali presagi racchiuda la sequenza sonora delle sue sillabe, il disegno delle lettere che lo costituiscono. Si dice: un nome proprio. Il che vorrebbe significare, contro ogni verosimiglianza dato che altri lo hanno portato o lo porteranno dopo di noi, che il nostro nome appartiene solo a noi e che resterà nostro anche quando l’età avrà fatto cambiare persino la forma del nostro corpo, del nostro volto, e quando alla fine, dopo che tutto sarà stato restituito al nulla, resterà di noi solo la sua iscrizione su un registro dello stato civile o la lapide di un cimitero: una cifra tra i segni, lasciata per niente.