Avanti

Il concetto di voltar pagina e andare avanti funziona per gli stupidi, perché chiunque abbia un po’ di buon senso sa che il dolore è un progetto a lungo termine. E io non voglio precipitare le cose. La sofferenza che ci è imposta non ci consente di rallentare né accelerare né fermarci.

Quando mi confronto con altri che vivono l’esperienza della perdita, cerco anche di misurare tutti i passi che ho fatto da quel terribile giorno. È importante potersi guardare indietro, ogni tanto, e osservare il cammino compiuto. Vuol dire affinare la propria sensibilità, i propri strumenti, per andare avanti e per sapere che si può sperare. È importante per sapere chi si è diventati e di cosa si è capaci. Altrimenti si rimane fermi sul dolore dell’assenza, sullo struggimento per quello che si è perso. L’assenza rimane comunque un punto fermo, parte di una nuova identità ma anche un patrimonio di cui siamo portatori. Questo non vuol dire cancellare il dolore o cercare di nasconderlo: quello è un’eredità che non si perde.