Figli

In ogni famiglia erano morti dei bambini. Di una malattia improvvisa, di diarrea, di convulsioni, di difterite. Come traccia del loro breve passaggio sulla terra restavano una tomba a forma di lettino con le sbarre di ferro e un’iscrizione, un angelo salito al cielo, delle fotografie mostrate asciugando furtivamente una lacrima, delle conversazioni fatte a mezza bocca, quasi con serenità, che facevano credere i bambini ancora vivi, terrorizzati, di essere a loro volta in procinto di morire.

A: Ogni innamoramento, se va bene, si trasforma in amore. Me lo immagino, l’amore, come un mazzetto di fiori di campo, uno diverso dall’altro. Ci sono fiducia, stima, desiderio, aspettative, tenerezza, orgoglio, stanchezza, gioia, autolimitazione dei bisogni, piacere, divisioni, vicinanza, solidarietà, lontananza, consapevolezza delle debolezze dell’altro, perdono. Quell’amore nasce ma può anche finire. L’unico innamoramento che rimane intatto, anzi che cresce e si rinnova in continuazione, è quello nei confronti del figlio.

Un figlio è un dono che è fondamento del valore dell’esistenza: ci si dimentica però di pensare che può essere un prestito.

B: In famiglia regna il silenzio assoluto, ognuno vive quel dolore in modo diverso e considera giusto il proprio e da criticare quello dell’altro. La morte di un figlio è un evento assolutamente diverso dalla perdita di un qualunque altro caro: uccide anche te e il tuo contorno familiare e sociale e spesso, invece di unire, allontana la coppia. Per chi non lo ha vissuto, non esistono termini di paragone per rendere l’idea di quello che avviene. Muore la famiglia, muore la coppia, muore il futuro e niente è più come prima, niente e, stranamente, sembra quasi una vergogna dirlo, si finisce col nascondere questi disagi.

C: Ho guardato mio marito e mio figlio, rimasto figlio unico. Cosa provo? Un misto di sentimenti. A volte questa prova mi fa sentire quasi più legata a loro di prima, altre ho paura di perderli, altre ancora sono quasi indifferente. Emerge anche un fondo di speranza. Mi piacerebbe, anche se per poco, provare speranza. Il mio micio se ne sta sul letto a coccolarci con l’amore gratuito che solo un animale ti sa dare. Anche lui soffre, come noi, ma come tutti i gatti, non si lamenta. Ho tanto da imparare anche da lui.

Mio figlio mi ha detto con le lacrime agli occhi:”Questa vita è un purgatorio” e ho pensato che era già una buona cosa che non dicesse “inferno”. Cerco di vivere giorno per giorno e non sentirsi soli ha un valore inestimabile.