Bisogna vivere all’altezza della nostra grandezza, sapendo che è peritura. Vivere, dunque, insoddisfatti, inquieti. Come tanti piccoli Don Chisciotte, affrontiamo una lotta indefessa per l’onore, la libertà, la difesa degli umili, degli offesi, dei perseguitati; per ribellione contro lo stato di cose. Una lotta indomabile e senza tregua contro l’iniquità e la finitudine, con la certezza della sconfitta. L’uomo è finito ma è capace di pensare l’infinito. Così alimenta un insopprimibile, e sempre inappagato, appetito di assoluto. Restare coerentemente dentro la finitudine richiede coraggio. Non si tratta di invidiare o rimpiangere ciò che non si ha, con risentimento, ma di difendere ciò che si è e si ha: il valore assoluto della vita.