Non avevo mai avuto voce in capitolo. La sensazione di fare ciò che veniva ordinato, ciò che dovevo, era fortissima; era la sensazione di essere presa, condotta, di vivere racchiusa nel palmo di una mano gigantesca, che mi usava per scopi incomprensibili a un moscerino insignificante come me.
Mi pare di scontrarmi costantemente contro il muro dell’impotenza. Nel “prima” era l’impossibilità di salvarla, di proteggerla, di tenerla con me. Di fermare le cose. Mi sono abbattuto come un uccello contro un muro di vetro, contro l’impossibilità di cambiare quello che già era (ma come avevo fatto a pensarlo??). Nel “dopo” c’è la mia incapacità di adattarmi, di voler andare avanti, di riprendere una vita nuova. E l’impotenza degli altri nello starmi vicino, nel consolarmi.