[…] Non c’è nessun modo di evitare l’invidia, non è un sentimento che accetta attenuazioni, emendamenti, è un movimento dell’anima involontario, come è involontario il battito del cuore. Anche nelle anime esiste un sistema nervoso autonomo, noi quando entriamo nel nostro corpo troviamo degli allacciamenti già fatti. Quello che possiamo fare non è staccare la corrente dell’invidia, ma costruire finestre più alte, prendere luce dall’alto.
A: Sì, ho provato e provo tutt’oggi invidia. Invidia, sì, proprio quella. Quella che, mi hanno insegnato, è un peccato, una colpa grave. Eppure io non li guardo con “mal-occhio”: non auguro loro alcun male per quello che hanno. Non si tratta di togliere a loro. Si tratta di avere anche io quello che hanno loro. Non voglio la loro vita. Voglio la mia, quella di prima. Voglio essere quella che ero, quella del “prima”, la vecchia me. Li guardo con desiderio, tristezza, rimpianto. Non con odio. Mi rendo conto che non sanno quello che hanno, vivono ignari del dono di avere accanto chi ami.
B: Avevo e non ho più. Ero e non sono più. Non sarò. Non riavrò. Non tornerà. Non mi riabbraccerà. Non condividerà mai più il domani con me. C’è chi ha, chi abbraccia, chi guarda in avanti senza capire quello che ha. Mi si torce lo stomaco quando li vedo, si inacidisce la bocca, mi invade lo sconforto, il desiderio folle di essere io al posto loro. Li detesto per la loro pienezza ma non lo posso dire.