Quando si entra nella casa di una persona morta di recente, è difficile crederla deserta. Le case non conservano fantasmi ma trattengono gli effetti degli ultimi gesti di vita. Per prima cosa sentii lo scroscio dell’acqua che veniva dalla cucina e per una frazione di secondo, con una torsione brusca del vero e del falso, pensai che mia madre non fosse morta, che la sua morte fosse stata solo l’oggetto di una lunga angosciosa fantasia cominciata chissà quando. Fui certa che era in casa, viva, a lavare i piatti bisbigliando tra sè e sè.
Suona il citofono. Penso: sarà lei? Il cuore è in tumulto. Esco. Passo davanti a una vetrina e mi pare di vederla, come un’ombra, dietro di me. Da lontano, dall’altra parte della strada, ecco è lei, mi viene incontro! La sagoma di una testa in una folla. Il colore di un vestito: il suo! Un’ombra laggiù. Per un frammento di secondo il cuore esulta. Che gioia! È un attimo. Un istante di felicità.