Ricerca

Nella ricerca delle persone morte, a volte arriviamo persino a materializzarle: “sentiamo” i loro passi sull’asfalto, la loro chiave nella serratura. Li “vediamo” per strada e ardentemente li seguiamo per un isolato; si girano e ci troviamo di fronte… al viso di un estraneo. Alcuni di noi riportano i defunti in vita con delle allucinazioni… Molti di noi li fanno rivivere nei sogni.

Ho cercato di entrare in contatto con lui per un lungo periodo. C’era una donna che scriveva in modo automatico quello che le arrivava dalle anime e il sacerdote aiutava i parenti a capire il senso dei messaggi. Poi ho seguito uno psicologo che mi faceva entrare in comunicazione con il mio caro. Per un periodo di tempo ho telefonato a una “sensitiva” che mi diceva di vedere e ascoltare la sua anima. Tutti mi raccontavano cose che – mi pareva – solo lui potesse sapere. Mi sentivo tranquillizzata dalla sua vicinanza, dal suo rassicurarmi sempre e su tutti i problemi che incontravo. Mi sentivo meno impaurita, meno sola.

A un certo punto, però, è venuto chiaramente a galla un senso di insufficienza. Non c’era il suo disordine, non c’erano gli oggetti lasciati fuori posto, non c’era quel progetto da fare insieme. Cucinare quello che gli piaceva non aveva senso, le bollette da pagare riemergevano irrisolte anche se le avevo seppellite sotto altre carte. Insomma, lui non c’era nella mia vita reale e quei “contatti” non mi bastavano più. Pian piano ho rallentato e poi ho lasciato stare. Adesso, quando non trovo qualcosa, ad esempio gli occhiali, mi capita di pensare “mi aiuti a trovarli?” e sorrido come se ci fosse un po’ di complicità con quella me di allora.