Ti ho conosciuto da quando sei nato a quando hai compiuto sedici anni. Il tempo, che dicono non si fermi mai, invece si è fermato. Dov’è Jun a diciasette anni? Dov’è finito Jun che ha diciotto anni e prende la patente? Dov’è Jun che ci porta a casa la fidanzata e sua madre prova una fitta di gelosia nel cuore? Jun che sbatte la porta, Jun che piange per una delusione d’amore, Jun che diventa padre? Avrei accettato di vederti fallire in tutto, purchè ti crescesse la barba sul viso, purchè diventassi adulto e poi invecchiassi. Avrei accettato anche l’idea che saresti morto un giorno, così come la accettai quando ti presi in braccio appena nato. Questa creatura morirà un giorno, sussurrai. Non aggiunsi nulla, ma la condizione era che io non vi avrei assistito. Da quando è successo odio le macchine, tuo padre dice che le guardo con disprezzo, lo faccio ogni giorno, decine di volte. Da quando è successo odio anche tutti i numeri dopo il sedici perchè mi ricordano tutti i te che non ho conosciuto. Lì dove sei, chissà se nel frattempo sei cresciuto?
Se fosse vivo oggi, come sarebbe? La vita lo avrebbe reso diverso dalla persona che ho amato? Sarebbe maturato nel solco di chi era già? Avrebbe fatto delle svolte che ora non posso neppure immaginare? Non posso che proiettare in avanti chi era allora ma sento un sapore artificiale in bocca, come se lo costringessi – col mio pensarlo – all’immobilità.