Il dolore mette alla prova, paradossalmente ‘personalizza’, costringe, attraverso l’eterna domanda: “ma perché proprio a me?” ad un movimento di individuazione, ad una maggiore attenzione a sé. In questo percorso possono darsi due possibili esiti: il ripiegamento narcisistico sulla propria sofferenza (la malattia come identità, lo svantaggio come alibi), o il ritrovamento di una nuova comunalità nell’incontro con gli altri simili (concepirsi ‘momenti del dolore comune’).
Quest’ultimo è il movimento del ‘partire da sé’, che ha una ricchezza semantica non casuale: significa infatti, contemporaneamente, andare e separare, evocativo di un percorso del dividersi per part/orire.