Siamo effimeri e siamo cercatori di senso: effimeri cercatori di senso. Se quel senso non si palesa, continuiamo a cercare, anche fuori dalle mura di questo mondo. Non ci rassegniamo al lutto, alla desolazione, alla distruzione e alla morte. Permane in noi un’angoscia, il tremore, l’incertezza. Non è per niente facile, e forse nemmeno giusto, restare quieti e impassibili dinanzi alla finitudine di tutte le cose. […]. Che cosa può esserci, dunque, di più assurdo, ma anche commovente, di un cercatore nato di senso, il quale capisce che non c’è alcun senso? Che prova e prova ancora a trovare quel senso, che tuttavia gli sfugge? L’indifferenza della natura ci assedia e ci soffoca, eppure sentiamo un desiderio di felicità e di ragione. La condizione assurda nasce qui, dal confronto tra l’insopprimibile richiamo umano e il silenzio disarmante del mondo.