Sollievo

Come distinguere l’intollerabilità del dolore di una perdita dal sollievo che produce il venire meno di una pena protrattasi troppo a lungo? Come riuscire a dirci, senza vergogna, che sciogliere legami troppo stretti, investimenti che ci siamo strappati dalle viscere, è anche una liberazione? I pensieri e gli affetti contrastanti che si addensano intorno a una perdita, che la rendono effettivamente difficile da rappresentare e da dire, ci mostrano, come capovolto in uno specchio, l’annodamento entro cui si formano parentele, amori, amicizie. Quanto più é stretto il vincolo, quanto più profonde sono le propaggini che l’altro conserva del nostro essere, tanto più é forte il rischio di seppellire insieme a lui una parte di noi stessi o, al contrario, di saldare una ferita e ritrovarsi con una pienezza sconosciuta, imbarazzante.

A poco a poco ho iniziato a percepire anche altro, un senso come di liberazione. Il sollievo che tutto fosse finito. Era terminata quella sua sofferenza cui avevo assistito impotente. Era impedito un futuro che pareva promettere solo ancora paura e dolore non solo per lui, ma anche per me. È di questo senso di sollievo che ho avuto vergogna: vergogna di pensare che la mia vita sarebbe stata più facile, che avrei potuto mettere da parte tanto dolore, che non l’avrei visto invecchiare, cambiare, trasformarsi in un altro…