Sonno

Tutte le notti rivedevo il suo viso tanto amato e stringendole la mano dicevo: “Dunque, grazie al Cielo non era che un incubo. Siamo di nuovo insieme”. Ma è una dolorosa e ben nota esperienza che il sollievo che ci elargiscono i sogni, facendo rivivere le persone a noi più care, non è mai completo e tanto meno duraturo. Nel desiderio stesso di non risvegliarci, che ci fa tentare tenacemente di allontanare quel momento temuto, sentiamo quanto sia tenue il velo dietro al quale abbiamo cercato rifugio. E tutte le mattine ritornano la stessa sofferenza e il terribile senso di angoscia a cui sappiamo di non poter con nessun artificio sottrarci. Né in realtà lo vorremmo, perché questo ci allontanerebbe ancora di più dalla persona amata.

Sprofondo nel sonno come se cadessi in un pozzo: nessuna immagine mi turba, né bella, né brutta. Una melassa densa e corposa si chiude intorno a me come a costruire un bozzolo spesso e protettivo. Le ore della notte trascorrono in una sorta di oblìo indispensabile, mi portano un senso di pace che svanisce prima ancora che gli occhi si riaprano. Quando la sera si avvicina, guardo con desiderio al momento di mettere la testa sul cuscino, a quel tempo in cui l’angoscia, i ricordi, il senso dell’irreversibilità vengono messi a tacere. Silenzio. Scomparsi. Buio. Poi l’orrore del risveglio.