[…] una morte improvvisa, per chi rimane, fa una tale violenza al nostro senso dello “scorrere” del tempo che questo si blocca e poi, gradualmente, si raccoglie in un’ampia pozza. Al posto della vecchia linea del tempo che avanza, adesso c’è una sorta di globo che ti contiene. Vivi dentro un grande cerchio, senza bordo. Nel passato, prima dell’idiota scomparsa di J, il futuro mi era davanti come se potessi sporgermici dentro delicatamente, come una lingua di terra che si insinua a tentoni nel mare. Ora però non sento più il tempo che si apre davanti a me: sto, invece, bloccata nel presente, smarrita in qualche vasta conca di terra, una pianura desolata e selvaggia come, forse, le sponde del fiume Lete. La sua morte improvvisa è caduta come la lama di una ghigliottina a resecare le mie antiche aspettative che i miei giorni avrebbero continuato a scorrere in avanti per il resto della mia vita. Invece, continuo a sentire la mia vita quotidiana sottile come un foglio di carta. Come è, in effetti. Ma questo taglio che ha resecato nettamente l’usuale sensazione della cronologia lascia davanti un vuoto spaventoso.