dal latino in con valore negativo e eluctari, vincere lottando. Un combattimento dal quale non si può uscire vincitori
L’ineluttabilità del dolore è un luogo comune di tutte le culture: basti, a titolo di esempio, tener conto di quanto dice Solone nel fr.15: “non c’è uomo felice, sono sciagurati tutti i mortali che contemplano il sole”. […] Il dolore anticipa la morte o, come si diceva, è la modalità eminente di farne esperienza in vita; come essa è universale ed ineluttabile; non è scelto, ma prima o poi giunge. Proprio perché il dolore è inflitto, ad esso non ci si sottrae; si resta inchiodati al proprio dolore. È lo stesso che dire che al dolore non si sfugge; ma allora è anche questa una delle ragioni, se non la principale, per cui il dolore non è omologabile alle altre esperienze; non è appunto un’esperienza che si può o meno decidere di fare […]. In quanto esperienza inevitabile è per questo esperienza radicale: non solo perché ad esso non si può sfuggire, ma perché, quando c’è, con la sua presenza condiziona in toto il campo di esperienza. Esso incide in modo determinante sulla valutazione della realtà, sulle decisioni e sul modo di fare esperienza della mondità circostante; in una parola, il dolore dà una diversa orientazione all’interno dell’esistenza.