Mio fratello ha partecipato al convegno sul lutto perché voleva capire, e capirmi. Ne è uscito come bastonato. Da allora, silenzioso, si è preso cura di me. Mi portava in montagna, percorsi facili. Io mi inceppavo, faticavo a camminare, in fondo alle salite piangevo. Lui mi aspettava, mi imbeccava come un uccellino, mi dava da bere e poi si proseguiva. Piano piano le mie gambe si sono staccate dalla testa e hanno perso la rigidità prodotta dalla sofferenza. Il sabato pomeriggio mi portava il caffè al negozio dove lavoravo. Non tutte le mattine, ma spesso, dopo essere stato al bar, mi batteva alla finestra e mi passava il sacchettino bianco con la brioche. Mi portava la legna. Di qualsiasi cosa avessi bisogno lui faceva senza discutere se era meglio fare in un modo o nell’altro. Un uomo intelligente e sensibile. Mi manca la sua presenza.