Limite

Vagare in una piana desolata come se un vasto, arido paesaggio dietro i tuoi occhi si rovesciasse all’infuori. O ti trovi accampato su una soglia, né dentro, né fuori. Il lieve contatto dei tuoi sensi con il mondo esterno – il tuo interno solo tenuamente separato da esso – come una membrana risuonante sul margine tra silenzio e rumore. Se si dovesse strappare, c’è così poco dietro la pelle che precipiteresti all’infuori, verso il lato della pura esteriorità. Rifugiarsi dentro di sé non è proprio più possibile, non esiste più nessun “dentro”, sei diventato soltanto “fuori”. Come mi ha detto un’amica sopravvissuta al suicidio della persona a lei più cara, “ero i miei due occhi che bruciavano nel mio teschio. Dietro, solo vuoto”.